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venerdì 2 novembre 2012

Password, gli hacker hanno vita facile Poca fantasia nella scelta delle parole

FONTE: REPUBBLICA.IT
GLI HACKER saranno diventati certamente sempre più abili a violare le password degli utenti. Ma è pur vero che questi ultimi sembrano non avere molta fantasia nella scelta delle parole di accesso ai propri servizi internet. Stando ai dati forniti da SplashData, la compagnia che ogni anno stila la classifica delle 25 password più utilizzate, infatti, pare che al primo posto resista l'opzione "password": una scelta che di certo non rende inviolabile il proprio account. Anche per questo negli ultimi anni si sono moltiplicate le vicende che vedono i fornitori di servizi internet alle prese con costanti furti delle proprie chiavi d'accesso (Yahoo! e LinkedIn, solo per citare gli ultimi episodi), che vengono poi puntualmente pubblicate su qualche forum di hacker. Oltre al danno non solo di immagine per chi subisce la sottrazione, anche gli utenti non ci fanno una bella figura perché le parole chiave sottratte risultano essere, infatti, tutt'altro che sofisticate e in pratica sono sempre le stesse. "Anche se ogni anno gli strumenti in mano agli hacker diventano sempre più sofisticati, i ladri preferiscono sempre gli obiettivi facili - sottolinea infatti Morgan Slain, ad di SplashData - ma basta un piccolo impegno in più nel trovare le password per aumentare di molto la sicurezza online". Ma questo sembra non avvenire. Forse perché di più facile memorizzazione o forse per semplice pigrizia, pare che gli utenti continuino a scegliere le chiavi di accesso più consuete e per questo più esposte a sottrazione. Se al primo posto della classifica dei 25 di SplashData si piazza proprio la semplice 'password', al secondo e al terzo troviamo i forse ancora più semplici "123456" e "12345678", mentre al quarto posto sale l'altrettanto poco fantasiosa "abc123", che ha scavalcato "Qwerty" (le prime sei lettere a sinistra della tastiera). Fra le new entry oltre a "Jesus" ci sono "password1", "welcome", "ninja" e "mustang". Come aggirare questo problema? La compagnia, specializzata in servizi informatici, fornisce alcuni consigli per password a prova di bomba: "Le parole chiave devono avere più di otto caratteri - spiegano gli esperti, e contenere diversi tipi di carattere. Un modo per creare password più sicure e facili da usare è creare frasi con parole corte separate da punteggiatura, come "mangia_la_torta_alle_8". Una cosa da evitare assolutamente invece è l'uso della stessa password per più siti. Ognuno deve avere la sua, e se si hanno problemi a ricordarle si possono usare i programmi appositi che le gestiscono". L'azienda non ha fornito le percentuali relative alle varie parole chiave censite, ma una ricerca di qualche mese fa dell'esperto di IT Mark Burnett ha trovato, oltre a una classifica simile, dei dati da cui emerge che il mondo delle password sul web è tutt'altro che variegato: secondo il suo rapporto il 14% degli utenti ha una password che figura tra le prime dieci, mentre il 40% ne ha una tra le prime 100 e addirittura il 91% ne ha una tra le prime mille più usate. Ecco la lista delle prime 25 stilata da Splashdata: 1) password; 2) 123456; 3) 12345678; 4) abc123; 5) qwerty; 6) monkey; 7) letmein; 8) dragon; 9) 111111; 10) baseball; 11) iloveyou; 12) trustno1; 13) 1234567; 14) sunshine; 15) master; 16) 123123; 17) welcome; 18) shadow; 19) ashley; 20) football; 21) jesus; 22) michael; 23) ninja; 24) mustang; 25) password1. bottone download

mercoledì 31 ottobre 2012

Quando lo smartphone invita a fumare oltre 100 app promuovono le "bionde"

FONTE: REPUBBLICA.it L'Università di Sydney ha individuato molti programmi tra quelli disponibili negli store digitali che potrebbero indurre al consumo di tabacco. Alcuni addirittura camuffati da aiuto per smettere. E dietro potrebbe esserci la mano dell'industria del fumo. SIGARETTE nelle applicazioni per smartphone, ultima frontiera per il marketing delle "bionde", più o meno palese. La pubblicità al fumo, diretta o meno, può arrivare anche così, e raggiungere un pubblico di tutte le età. Se n'è accorta l'Università di Sydney, Australia, cercando negli "app store" delle varie piattaforme e scovando un centinaio di applicazioni che in qualche modo rimandano alle sigarette e al concetto di fumo. Quello delle app sembra un terreno fertile per divulgare l'immaginario delle sigarette e così, accanto ad applicazioni anche utili per riferimento, come "Cigarettes", un database di tutte le marche con vari dati associati, il rischio di imbattersi in promozione occulta del fumo effettivamente c'è. Alla faccia delle regole sulla pubblicità che l'industria dei produttori di tabacco è tenuta a rispettare. Durante la ricerca, a Sydney si sono anche imbattuti in applicazioni che sulla carta vengono descritte come un "aiuto per smettere di fumare", ma che poi si sono rivelate pro-fumo. E naturalmente non mancano programmi che mostrano marche di sigarette e mappe aggiornate dei punti di vendita dei prodotti legati al tabacco. Ovviamente, non tutto ciò che in qualche modo appare come un agente promozionale proviene dall'industria delle sigarette. Tra gli sviluppatori delle applicazioni possono di certo esserci estimatori del fumo che desiderano soltanto fornire un servizio utile ad altri estimatori, magari guadagnando qualcosa. Ma secondo i ricercatori, alcune delle app in esame potrebbero nascondere la mano di "Big Tobacco", specificamente quelle che risultano sviluppate da persone singole che si identificano con un nom de plume e non con una denominazione aziendale su cui sarebbe possibile fare ricerche. Il settimanale americano Time ha qundi individuato cinque app tra quelle rintracciabili nello studio particolarmente raffinate. Tra queste, spicca MyAshtray per iOS, un vero e proprio "simulatore di fumo" in cui l'utente tocca lo schermo per far cadere la cenere nel portacenere. Secondo gli sviluppatori, "ciccare" virtualmente potrebbe aiutare a tenersi lontani dal fumo vero, ma i ricercatori sostengono che per questa teoria non c'è conferma scientifica. C'è iRolling Cigarettes in cui l'utente può arrotolare tabacco nella cartina virtuale, e la già citata Cigarettes per Android è un archivio dettagliatissimo delle bionde nel mondo, Puff Puff Pass per iPhone è un giochino in cui vince chi passa la sigaretta alla personaggio giusto indicata dal gioco, mentre sono già in 50 mila ad aver scaricato Cigarette Battery Widget per Android, in cui il livello della batteria del telefono viene indicato dal consumarsi di una sigaretta, a continua memoria della loro esistenza.

lunedì 4 ottobre 2010

L'hi-tech in camera da letto fa male alla coppia e al sesso.

Fonte: repubblica.it

Gli esperti concordano: chi si porta il computer o lo smartphone tra le lenzuola fa meno l'amore. Succede a due americani su tre, l'intrusione hi-tech nell'intimità ha effetti negativi anche sul sonno.

DESKTOP, laptop, telefoni intelligenti, Xbox, gameboy. La nostra camera da letto sembra la sala di controllo della Nasa. Ormai è la stanza più hi-tech della casa: non tanto e non solo per la tv al plasma con 900 canali ma per tutti gli altri gadget planati sopra le lenzuola, il blackberry, l'iPhone, il palmare multifunzione, la console coi videogiochi, il pc acceso fino a notte fonda per controllare la posta. E questa invasione danneggia non solo il sonno ma soprattutto la sessualità, è un'arma letale che uccide l'eros e moltiplica ansie e nevrosi. Vivere senza staccare mai, senza mai disconnettersi, neppure in camera da letto, dove trascorriamo - sempre più insonni, casti, agitati - quasi un terzo della nostra esistenza.

Specialisti di medicina del sonno, psicoterapeuti, sessuologi sono tutti concordi: staccate la spina, spegnete pc e cellulari, chiudete fuori della porta ogni strumento di tecnologia avanzata che sia foriero di stress. Basta con Facebook, con Twitter, con le chat, con le mail, con le news. Non c'è niente di meno afrodisiaco. Il 67 per cento dei cittadini statunitensi di sesso maschile si porta a letto il proprio cellulare e il 64 per cento delle donne fa altrettanto. Nel numero dello scorso gennaio della rivista scientifica "Fertility and Sterility" un gruppo di ricercatori della Cleveland Clinic ha dimostrato che l'uso massiccio del telefonino mina la qualità dello sperma: in pratica intontisce gli spermatozoi, che risultano meno numerosi, meno potenti, meno veloci. Stando a un'indagine commissionata dalla Bayer e pubblicata sul Daily Telegraph, 28 donne britanniche su cento accusano Internet, e in particolare i pc portatili usati dai partner per navigare in rete, di avere distrutto la loro vita sessuale.

E in Italia? Proprio nel nostro Paese qualche tempo fa fu realizzato un sondaggio in cui si dimostrava che guardare la televisione a letto - abitudine regolare, circa un'ora a sera, per ben sei milioni di coppie italiane - dimezza la frequenza dei rapporti sessuali. Chi non ha, o non guarda, la tv in camera fa l'amore con il proprio partner in media due volte a settimana, gli altri al massimo una.

Commenta oggi Serenella Salomoni, la sessuologa presidente dell'associazione "Donne e qualità della vita" che ha condotto quel sondaggio su un campione di 523 coppie: "La situazione è drasticamente peggiorata. Se la tv in camera da letto è nemica dell'eros, le nuove tecnologie fanno danni ancora peggiori. Con il pc e lo smartphone accesi ad oltranza, la frequenza dei rapporti sessuali è in picchiata, direi è del 70 per cento in meno. È come se il talamo si affollasse di intrusi, di terzi incomodi, e non fossimo più abituati a stare a tu per tu nella coppia, ad avere un rapporto diretto, senza intromissioni estranee. Tutto questo fa aumentare nell'altro - nel partner che si sente trascurato e anche invaso - rancore e aggressività, creando un malessere che alla lunga compromette il rapporto". Niente sesso, siamo hi-tech.

Come correre ai ripari? "Senza mezze misure - suggerisce Salomoni - Da psicoterapeuta e da esperta di terapia della coppia ai miei pazienti do un ordine drastico: staccate tutte le spine, date un taglio netto e vediamo cosa succede. Quando chiudiamo la porta della camera da letto tutto il resto del mondo deve restare fuori". Compito non facile, a giudicare dal numero sempre crescente di persone che hanno sviluppato una vera e propria dipendenza nei confronti di pc e cellulari. Per tenere sotto controllo questa sindrome, codificata negli Stati Uniti come Internet Addiction Disorder, nei mesi scorsi è nato in un grande ospedale di Roma, il Policlinico Gemelli, il primo ambulatorio psichiatrico che cura questa patologia. Strutturato come un day hospital, offre la consulenza di specialisti e prevede l'adozione di un protocollo di intervento.

Ma non è solo al sesso che i pc in camera da letto sono nocivi. La vittima numero uno è il sonno. Da uno studio condotto da ricercatori di neuroscienze dell'università di Edimburgo risulta che controllare le e-mail prima di andare a dormire equivale a bersi un caffè doppio, produce la stessa eccitazione. Lo conferma la neurofisiopatologa Maria Grazia Marciani, che dirige il Centro del sonno dell'Università di Torvergata, a Roma: "Se il riposo notturno è insufficiente o qualitativamente scarso, insorgono disturbi della concentrazione, della memoria, del rendimento, delle performance nella vita professionale e sociale. Vanno evitate in serata tutte le attività troppo impegnative intellettualmente. Il problema riguarda soprattutto gli adolescenti. Da uno studio pubblicato dalla rivista scientifica "Sleep Medicine 2010" risulta che, secondo un dato della National Sleep Foudation americana, il 97 per cento dei ragazzi negli Usa ha in camera da letto l'accesso a Internet. In Italia ci stiamo adeguando. L'unica soluzione è bonificare la camera da letto da ogni electronic device".