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domenica 20 giugno 2010

Lo strano caso delle scuole senza presidi.

fonte:unita.it

La fretta di tagliare tutto e ovunque, di bloccare turn over e concorsi da parte del governo sta producendo l’ennesima beffa per la scuola, la qualità dell’istruzione, il futuro del Paese. Suonano per il prossimo anno scolastico diversi allarmi. L’ultimo è quello legato alla scarsità di presidi. Molti se ne vanno in pensione o vengono trasferiti e non ci sono sostituti, vincitori di concorso da incaricare. Saranno più di mille le scuole che si troveranno al rintocco della campanella senza capo d’istituto. Senza strategia, senza cura anche in questo.

Non c’è pezza che tenga per un problema, tra l’altro, pronosticabile per tempo. Sono due le strade per correre ai ripari che verranno adottate, s’intenda entrambe non a vantaggio di una corretta ed efficiente gestione di una qualsiasi scuola: l’accorpamento di più istituti o la creazione di presidi reggenti. In quest’ultimo caso è come se l’allenatore della Juventus dovesse anche occuparsi di gestire il Cesena. Un aborto alle viste, una tegola certa per decine e decine di migliaia di famiglie che oltre al depauperamento formativo sancito dalla cosiddetta riforma Gelmini delle superiori si troveranno anche con scuole senza guida: il problema riguarda ogni ordine e grado.

Con la definizione degli organici sta scoppiando sottotraccia un altro enorme problema. Molti insegnanti di ruolo stanno scoprendo di non avere più le 18 ore della loro materia nella stessa scuola. Per più di un mese il ministero ha preso tempo, rendendosi conto i funzionari dell’ulteriore danno alla funzionalità scolastica derivante dalla drastica riduzione di ore insegnate decretata unicamente per motivi contabili dal governo. Ma non è finita qui. Avendo innalzato la media di alunni per classe (si può arrivare anche a trenta e oltre, una media inumana per garantire che tutti i ragazzi vengano realmente seguiti) sono scomparse, per il combinato disposto dei due fattori (meno ore, media più alta di alunni) moltissime classi. Ecco, dunque, esplodere il dramma dei soprannumerari, professori di ruolo che, nella migliore delle ipotesi, dovranno insegnare su due o tre scuole per raggiungere il completamento orario e, che, nella peggiore, dovranno riconvertirsi, fare corsi di aggiornamento abilitanti all’insegnamento di altre materie.

E non perché, come nel caso per esempio della stenografia e dattilografia, ci sia stata una evoluzione tecnologica che lo richieda. Al contrario, perché per legge è stata decretata una riduzione dell’offerta culturale contravvenendo, nel caso delle lingue straniere, a precise direttive europee. In definitiva nella scuola da settembre la macelleria sociale sarà un fatto: oltre 25mila precari definitivamente disoccupati, alcuni anche a cinquant’anni, migliaia di professori costretti a vagare, con costi personali elevati (economici e organizzativi) nella speranza di poter insegnare ancora con orario pieno. Cosa tutto ciò abbia a che vedere con l’efficienza, il merito, il rigore, la preparazione dei nostri ragazzi, il futuro del Paese, la ricchezza dell’istruzione pubblica come prevista dalla Costituzione ancora nessuno lo ha spiegato.

giovedì 10 giugno 2010

La lotteria del tempo pieno.

FONTE:LA STAMPA.IT
Test, grauatorie e punteggi per scegliere i fortunati vincitori del posto nelle classi a 40 ore. Duecentomila i bambini esclusi.
Benvenuti alla lotteria del tempo pieno. Partecipano in duecentomila, secondo calcoli dei sindacati. Sono i bambini italiani che hanno provato ad iscriversi alle classi di 40 ore e che ora, a giugno, all’improvviso hanno scoperto che quelle classi non ci sono e che le scuole dove si erano preparati ad andare dovranno scegliere tra loro e decine di altri bambini chi vincerà l’ambito premio.

Accade anche questo nell’Italia delle scuole ormai. A Milano una scuola primaria ha 33 iscrizioni per il tempo pieno e 10 per il tempo normale. Per il momento sono state autorizzate una classe a tempo pieno e una a tempo normale. Il Consiglio di istituto ha deciso di formare la classe a tempo pieno con 25 alunni, il massimo consentito dalle norme per la sicurezza, e quella a tempo normale con i restanti 18. Sembra un problema da scuola primaria, appunto, ma ora 8 dei bambini del tempo pieno dovranno accontentarsi del tempo normale. Chi?

Il consiglio di istituto ha affidato a tutti i genitori una tabella da compilare in modo da assegnare un punteggio a ciascun bambino e stilare poi la graduatoria. Nella tabella sono contenuti i criteri «variabili di valenza sociale». Si va dai 10 punti degli alunni con certificazioni disabili o invalidità a 5 punti per le famiglie con un solo genitore, e via scendendo fino a 2 punti pe run fratello o una sorella che frequentano lo stesso istituto o 1 punto soltanto assegnato all’alunno che «appartiene al bacino di utenza», o agli altri figli fino ai 14 anni. A parità di punteggio ha precedenza il bambino più anziano.

E’ una lotteria, davvero. Sembra anche un po’ buffa a pensarci bene. Invece è tutto regolare. Il comma 3 dell'articolo 10 del Dpr 81 del 2009 prevede proprio questo, che in caso di difficoltà l’ultima parola spetti ai consigli di istituto. E’ compito loro indicare «i criteri di ammissione». E ognuni scuola è libera di scegliere quelli che ritiene più giusti.

E dunque stamattina, dall’altra parte dell’Italia, a dimostrare che il paese è unito almeno nei problemi, accadrà qualcosa del genere. Settantotto genitori andranno davanti al preside dell’Istituto Parini per capire quale sarà il loro destino. Il preside si chiama Giuseppe Adernò e non sa davvero come risolvere il rebus. Ha 78 iscrizioni e pochi giorni fa l’ufficio solastico gli ha comunicato di aver autorizzato una sola classe a tempo pieno, una in meno dell’anno scorso. «In venticinque potranno iscriversi, ma come fare a sceglierli? Se il ministro Gelmini volesse occuparsene saremmo lieti di ospitarla a Catania e offrirle anche una granita».

Il ministro non andrà a Catania. Domani in qualche direzione centrale del ministero il problema verrà posto e si tenterà di trovare una soluzione. Nel frattempo il preside stamattina spiegherà ai genitori che la scelta andrà effettuata su criteri di necessità. E sa bene che non sarà facile. «Quasi tutti lavoriamo - spiega Silvia Strano, mamma di una delle bambine iscritte al tempo pieno che non si sa se ci sarà - E abbiamo fatto molta fatica per ottenere questi lavori, perché dovremmo lasciarli ora?».

Il problema ulteriore è che i giochi sono ormai fatti. «La legge non permette di iscriversi a più scuole contemporaneamente - spiega Silvia Strano - e quindi se non dovessero permetterci di iscriverci in questo istituto dove andremmo? Resta solo la possibilità delle private ma anche lì le classi sono in gran parte formate e fra noi ci sono oltre cinquanta bambini in più a dover trovare un posto altrove».



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