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sabato 19 giugno 2010

Pre-teen, trucchi al posto dei giochi "Ma sono solo vittime del marketing"

FONTE: REPUBBLICA.IT
OGNI bambina che si rispetti, prima o poi, gioca con il rossetto della mamma. Un gioco innocente, un desiderio di emulazione unito alla voglia di sentirsi 'grandi'. Fin qui niente di nuovo. Se non fosse che la tendenza a truccarsi delle adolescenti, o forse sarebbe meglio dire bambine, lungi dal restare confinata nelle camerette, è ormai un fenomeno dilagante. Basta frequentare il primo anno delle superiori per scoprire, come scrive su 1Repubblica 2 il lettore Stefano Bidetti, che "per una ragazza di 15 anni è molto importante sapersi truccare". A suo giudizio, con questa ossessione attuale per l'apparenza le adolescenti rischiano di perdere parte della loro freschezza e gioia di vivere, trasformandosi in "cortigiane spaventate dall'idea di rimanere fuori dal giro".

Quello che si scopre avventurandosi nel mondo rigorosamente rosa del trucco teen è che esiste una vastissima offerta di consigli ad hoc per questa fascia di giovanissime donne ma, soprattutto, che l'offerta non si rivolge solo alla fascia compresa tra i 13 e i 19 anni, ma che esistono linee cosmetiche ad hoc per bambine di 7/8 anni. Basta andare in un negozio di giocattoli per averne la riprova: il settore femminile è zeppo di cosmetici.

Sul coté virtuale esistono giochi in flash (come Pre-teen make up) che propongono una faccina ancora paffuta da abbellire con ombretti, ciglia e gloss colorati. Anche la vasta offerta videoludica comprende titoli rivolti a stiliste e truccatrici in erba, che possono divertirsi, ad esempio, scattando una foto al proprio volto e poi esercitandosi nella applicazione di un trucco 'virtuale'. La tendenza Made in Usa, come sempre, è extra large. Esistono siti rivolti ai genitori - visto che in questo caso il consumatore sa a malapena leggere - che stimolano la fiera madre o il fiero padre a mostrare (truccati) i propri figli. Do you have a cute kid? Domanda una dei maggiori siti, invitando a inviare una foto del proprio cucciolo. Scorre sotto gli occhi una rassegna di bambini agghindati, leopardati, acconciati e truccati come piccoli divi. Paradise of models, un altro approdo per giovanissimi edonisti, offre una vastissima selezione di baby modelline, con sguardi imbronciati e rossi artificiali sulle gote.

Il fenomeno non è da prendere con leggerezza secondo Loredana Lipperini, autrice del libro Ancora dalla parte delle bambine, che verrà riedito il primo settembre in edizione tascabile (per Feltrinelli), nello stesso periodo in cui esce il suo nuovo volume Non è un paese per vecchie. "Direi che il lettore di Repubblica è stato fortunato visto che da qualche anno a questa parte sono stati messi in commercio i cosmetici per bambine delle prime classi elementari e l'anno scorso hanno diffuso una linea di abbigliamento intimo leopardato per neonate. Si tratta di una precisa tecnica di marketing - spiega la scrittrice, concordando in parte con la risposta data da Augias - che si chiama 'abbassare l'entry point' cioè il punto di ingresso alla marca. In pratica si vuole indurre in una fascia d'età il desiderio per un prodotto naturalmente destinato a una fascia d'età superiore".

Ma quali sono le conseguenze di una così precoce trasformazione? Bruciare le tappe della crescita, anche se proposto sotto forma di gioco, non rischia di trasformare le bambine nella caricatura di se stesse? "Anche se è molto difficile generalizzare - prosegue la Lipperini - poché molto dipende dal contesto familiare e sociale in cui è immersa la persona, l'effetto devastante potrebbe essere quello di sviluppare un rapporto ossessivo con il proprio corpo. Considerare se stessi solo per l'aspetto esteriore, rinunciando a coltivare e valorizzare qualunque altra capacità".

Resta il dilemma: come comportarsi con le piccole adoratrici del make up? Come rispondere alle richieste di rossetti, ombretti e mascara provenienti da altezze poco superiori al metro? "Mia figlia ha ormai 18 anni, - racconta l'autrice - e fortunatamente quando era bambina non mi ha mai rivolto queste richieste. Ha cominciato a truccarsi autonomamente verso i 14/15 anni seguendo un proprio stile ispirato a un contesto musciale. E' abilissima nell'uso dei trucchi, lei come le sue amiche non seguono una tendenza modaiola ma tentano di personalizzare. Ma questo dipende dal tipo di accesso alla cultura e all'informazione che si ha. Né mia figlia né le sue amiche hanno mai visto un reality. Quando erano più piccole guardavano Mtv, ora la loro televisione è spenta, usano solo la Rete".


martedì 8 giugno 2010

Sesso, i giovani lo conoscono poco e male “Dottore l’omosessualità si cura?”

FONTE:REPUBBLICA.IT
L'indagine della Sapienza su oltre 10mila ragazzi iscritti all'ultimo anno delle superiori. C'è chi chiede se l'Aids esiste ancora e chi ritiene l'omosessualità una malattia. Soprattutto preoccupano i comportamenti in fatto di contraccezione e prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse.

Poco informati, fragili, ansiosi, spesso vittime di pregiudizi. Questa è la condizione degli studenti italiani adolescenti in materia di sesso come emerge dalla ricerca "Giovani uomini e l'amore", realizzata dall'università La Sapienza di Roma nell'ambito della campagna ministeriale "Amico andrologo". Lo studio è stato realizzato su un campione di ragazzi tra i 18 e i 22 anni iscritti all'ultimo anno di licei e istituti tecnici di sei regioni (Lazio, Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia) per un totale di 10.124 questionari e 3.310 visite mediche, ed ha rilevato, tra l'altro, una diffusa ignoranza in fatto di contraccezione. La ricerca è stata presentata oggi a Roma.

Il 43% dei ragazzi interpellati non ha avuto rapporti sessuali; il restante 57% l'ha fatto con in media una partner e la "prima volta" è stata a 16 anni. "In generale, i giovani non sono informati ma pensano di esserlo, hanno pregiudizi forti legati soprattutto alla mancanza di conoscenze e ricevono poche informazioni e in modo passivo", spiega Andrea Lenzi, direttore del Dipartimento di fisiopatologia medica dell'università romana. "La sessualità - aggiunge Lenzi - viene vissuta come un mordi e fuggi e i disordini non vengono sentiti come problemi".

E' l'ignoranza diffusa che porta a sottovalutare i rischi, i disturbi, le infezioni e le patologie a carico del proprio apparato genitale. Il risultato dei comportamenti (il 42,3% ha rapporti non protetti) è che il 57% del campione visitato è risultato affetto da patologie o infiammazioni genitali e/o riproduttive, mentre il 41,8 % ha, o ha avuto, disturbi che potrebbero minare il potenziale riproduttivo. Oltre la prevenzione, anche l'altra "sicurezza" è poco considerata: il 61,4% di chi ha una attività amorosa, infatti, non usa alcun metodo contraccettivo, mentre il 23,9% si affida alla pillola anticoncezionale e dunque alla scelta delle ragazze. Tra l'altro, fra i ragazzi, le preoccupazioni maggiori riguardano la contraccezione più che la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.

"I dati non sono certo rassicuranti, ma non stupiscono - spiega Lenzi - se si considera che di sesso non si parla, o meglio non se ne parla con chi ne sa: quasi sette volte su dieci se ne discute con gli amici e nel 45% dei casi qualcosa si scopre dalla tv". In questa situazione, l'ignoranza traspare dalle domande più frequenti fatte dai ragazzi e dalle loro risposte a quesiti specifici; "Qual è la misura normale del pene?", "Esiste ancora l'Aids?", "L'alcol e la droga possono aiutarmi nei rapporti sessuali?". E ancora: "L'omosessualità dipende da traumi subiti durante l'infanzia oppure è una malattia?", "Se metto il preservativo a rapporto già iniziato posso stare tranquillo che la mia ragazza non rimanga incinta?". In tema di prevenzione, alcune "certezze" sono ricorrenti, una su tutte: "Conosco la mia ragazza da tanto tempo, è del mio quartiere perché mi devo proteggere lo stesso? I preservativi sono costosi!"

La ricerca tocca anche altri aspetti dell'adoloscenza. Ad esempio, rileva che i ragazzi spendono molta energia fisica e psichica per "curare" l'appartenenza nel gruppo, ma anche per curare il proprio peso corporeo che sta diventano una vera ossessione per molti giovani uomini. Restando agli stili di vita, emerge che il 45,6% ha fumato e che il 34,8% fuma alla soglia dei 18 anni; di questi, il 75,3% lo fa quotidianamente, dichiarando 40 sigarette a settimana in media. La prima sigaretta l'ha accesa a 13 anni il 23,6%, a 14 anni il 45,7% e a 15 il 67,9%. Il 46,5%, inoltre, ha provato almeno una volta sostanze stupefacenti. Tra tutte vince la marijuana (44,6%), il popper il 13,5% (a 16 anni la prima volta), la cocaina (l'8,3%), allucinogeni il 4,9% (dai 17 anni in su), ecstasy il 3,9% (dai 16 anni), LSD e acidi il 3,4% (dai 17 anni), anfetamine il 2,9% (dai 16,9 anni in poi) ed eroina lo 0,9% (a 17 anni la prima volta).

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