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domenica 16 maggio 2010

Atene, i ricchi ridono!!!

FONTE/espresso.repubblica.it

Mentre il governo chiede sacrifici ai lavoratori e ai pensionati, i ceti benestanti greci restano al riparo dalla crisi. Anche perché pochissimi pagano regolarmente le tasse.


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Nel quartiere chic di Kolonaki il ritmo della vita non è cambiato molto in questi giorni. I negozi sono sempre scintillanti, i caffè all'aperto adornati da signore con i capelli fin troppo in ordine e le unghie smaltate. Della crisi che attanaglia la Grecia non c'è traccia.

Al ristorante Pritanion, un luogo di ritrovo molto amato dall'alta borghesia ateniese, quattro signore alternano le chiacchiere ad un sorso di ouzo e un tiro di sigaretta. Sembrano appena uscite da una versione attempata di "Sex and the City". «Le misure economiche che il governo ha varato erano l'unica soluzione possibile, non esiste un piano B», spiega Anthi Leggera, un'imprenditrice tessile: «Il problema è stata la classe politica del passato e ora ci rendiamo conto che i prossimi due anni saranno difficili per il paese». E poi aggiunge: «Ma la mia azienda non è toccata dalla crisi. Per noi è business come sempre perché siamo legati al mercato europeo, non a quello greco».

Melpo Kosti, un'attrice di media fama, dai capelli bruni e il sorriso malizioso, interviene velocemente: «Questa crisi ci offre la possibilità di riconsiderare tante cose e di trovare un altro modo per creare ricchezza». «Sì, ma intanto la situazione sarà pessima per almeno 5 anni se non dieci», la interrompe Elizabeth Zacharini, la più pragmatica delle quattro, i lunghi capelli castani sparsi sulle spalle. Lei che ha un'agenzia immobiliare, la City Realtors, ha visto scendere i prezzi di mercato da gennaio, e si aspetta un tonfo ulteriore nei prossimi mesi: «Comunque noi greci non cambieremo mentalità così facilmente, non credo che qui cambierà mai davvero niente».

Christina Iakovidou, forse il dentista più celebre del paese con tutte le apparizioni in televisione, gli interventi per radio e la classe dei super ricchi come clienti, è serena: «Oh...io non ho problemi... le donne continueranno a prendersi molta cura di se stesse: ho sempre così tanto lavoro che sono presa persino nei week end». E aggiunge: «Ha proposito glielo dica a Berlusconi che mi offro di aggiustare il suo dente, quello che è stato rovinato a Natale. Lo scriva». Sorride: lunghi capelli biondi su pelle chiara.


Kolonaki è un quartiere notorio per ospitare i maggiori evasori fiscali del Paese. «Per me è diverso», interviene subito Iakovidou: «Ho studiato negli Stati Uniti e ho un'altra mentalità, e poi sono una persona famosa, e non posso permettermi di evadere il fisco. Lo scorso anno ho pagato ben 50 mila euro di tasse». Ma qui non sono tanti i liberi professionisti che versano le imposte. Tutte le tasse. Soltanto due mesi fa, quando la guardia di finanza ha osato mettervi piede, ha trovato decine di dentisti che dichiaravano duemila euro l'anno e giravano in Porche Cayenne, l'auto favorita dai nuovi ricchi. Le nuove misure economiche non toccano l'evasione fiscale, uno dei problemi più difficile da risolvere.

Ma il presidente del Repubblica ha appena dichiarato che questo crimine dovrebbe diventare il più severamente punito. La gente stenta a crederci. Però approva una delle manovre inserite nel piano di ristrutturazione economica: per non pagare le tasse sui secondi seimila euro di reddito occorre giustificarne la spesa tramite scontrino fiscale. Non valgono le ricevute d'affitto e quelle per le bollette. L'idea è costringere il popolo a chiedere la ricevuta non solo a tutti i negozianti, ma anche a dentisti, avvocati, geometri e notai. Un'abitudine in disuso. Al punto che nei negozi di oggetti per la casa, accanto alle bottiglie dell'olio e dell'aceto, adesso fanno capolino anche scatoline colorate, in ceramica o in plastica, con la scritta: ricevute.

E se il governo non ha toccato l'ammontare delle tariffe minime, ha però promesso di scardinare i settori delle libere professioni ed "aprirli al mercato e cambiarne le regole di accesso". I più giovani, soprattutto i figli della classe lavoratrice, ci sperano davvero.

Il sole è meno caldo ora. Anthi si copre le spalel già abbronzate. Nikos Iliopolos, il proprietario del ristorante, si avvicina al quartetto. Offre un bicchiere a tutte, e poi dice la sua: «Dobbiamo essere contro la povertà, non contro la ricchezza. E se avessimo ridotto le spese militari anziché le pensioni avremmo fatto molto meglio».

giovedì 6 maggio 2010

Atene in fiamme, scontri e violenze tre morti in una banca incendiata.

FONTE: REPUBBLICA.IT


ATENE - Il grande sciopero generale indetto dai sindacati per protestare contro le misure d'austerity in Grecia finisce in tragedia. Tre persone - due uomini e una donna - sono morti soffocati dal fumo in un edificio di Stadiou 23, dopo che alcuni manifestanti hanno incendiato con bottiglie molotov la filiale della Marfin Egnatia Bank al piano terreno. "Le morti di oggi sono un atto omicida e di irresponsabilità politica", ha detto il premier condannando le violenze. La Grecia è "sull'orlo dell'abisso" ha poi avvertito il presidente della repubblica Karolos Papoulias lanciando un appello all'unità e alla responsabilità di tutte le forze politiche e sociali chiedendo "responsabilità nei fatti non nelle parole" altrimenti "la storia ci giudicherà tutti duramente e senza circostanze attenuanti".

Il dramma è arrivato a margine di una giornata tesissima. Alle 12 è partito da piazza Omonoia l'immenso corteo convocato dai sindacati del settore pubblico e privato, aperto dall'enorme striscione "I lavoratori contro le misure del governo Papandreou". Dietro un serpentone interminabile di persone (27mila secondo la polizia, più del doppio secondo gli organizzatori) lungo tre chilometri. Madri con i figli in carrozzina, pensionati. "Non c'entrano destra o sinistra - dice Anna Markopoulos, impiegata al ministero della cultura - oggi ci siamo tutti". Obiettivo: protestare contro un'austerity che taglia del 20-25% salari e pensioni, soprattutto per i 560 mila lavoratori nel settore statale.

La situazione si è lentamente deteriorata quando la testa della manifestazione ha raggiunto piazza Syntagma, sede del Parlamento. "Ladri, ladri", ha iniziato a scandire la folla. Poi qualche centinaio di persone - non anarchici ma soprattutto operai del settore elettrico e portuali del Pireo - hanno cercato di sfondare i cordoni della polizia schierata sulla scalinata davanti all'edificio dove domani i parlamentare dovrebbero approvare i tagli da 30 miliardi al bilancio. E la polizia, fino a quel momento molto defilata, ha risposto a più riprese con fitti lanci di lacrimogeni, respingendo l'assalto, tra i fischi della gente.
 .Gli incidenti più violenti sono scoppiati però in coda alla manifestazione, nella parte presidiata dai Koukoulofori, gli anarchici incappucciati e vestiti in nero di Exarchia. Un paio di migliaia di giovanissimi che hanno iniziato a incendiare auto non appena il loro corteo è partito dal Politecnico di Atene. I fischi del resto dei manifestanti non li hanno fermati. Anzi. Gli incidenti sono proseguiti per tutta via Stadiou con vetrine rotte, sassaiole contro la polizia, lancio di bottiglie incendiarie e cassonetti dati alle fiamme. Fino all'assalto alla Marfin, uno dei pochissimi esercizi aperto sulla strada, dove le altre banche avevano abbassato le serrande per il timore di violenze.Lo scontro con le forze dell'ordine è proseguito per una ventina di minuti anche davanti al Parlamento, con il lancio di molotov davanti all'hotel Grande Bretagne, quello che ha ospitato la delegazione Fmi-Bce, sul cui muto un anarchico con lo spray nero ha scritto "Imf-Usa go home". Nel tardo pomeriggio la situazione è ancora molto incerta. E Atene, dopo il dramma dei tre morti, teme una notte di fuoco. Gli incidenti di oggi, anche se provocati per la loro parte più violenta da una frangia marginale della manifestazione contestata dal resto del corteo, rischiano di rendere ancor più complicato il via in Parlamento, previsto per domani, del pacchetto di misure necessario a sbloccare la prima tranche di aiuti internazionali e consentire ad Atene di pagare 9 miliardi di debito in scadenza il 19 maggio. L'intenzione di  Papandreou pare essere quella di tirare dritto. I sindacati rifletteranno invece in serata quali nuovi azioni di protesta organizzare dopo la tragedia della banca di via Stadiou.   
(05 maggio 2010)