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giovedì 24 giugno 2010

Expo 2015 senza pace Stanca annuncia l’addio.

FONTE: REPUBBLICA.IT
Oggi si riunisce il Consiglio di amministrazone. L’amministratore delegato: “Non farò il capro espiatorio”.
Favorito il direttore generale del Comune Sala. Annunciati tagli al budget 2010 per 5 milioni.

A più di due anni dalla vittoria di Parigi, nuovo cambio della guardia al vertice di Expo. Un altro ribaltone dopo quello imposto al sindaco-commissario Letizia Moratti che, un anno fa, dovette rinunciare al suo braccio destro, Paolo Glisenti. Questa volta a dare all'addio è l'amministratore delegato Lucio Stanca, il manager voluto allora da Silvio Berlusconi proprio per far partire la macchina del 2015, bloccata fino all'aprile del 2009. Dopo mesi di dissidi all'interno del centrodestra e di polemiche - dal doppio incarico dell'ex ministro dell'Innovazione ai finanziamenti e le spese della società - oggi l'ultimo atto. L'estremo tentativo per uscire dalla paralisi. L'Expo si affiderà a Giuseppe Sala, il direttore generale del Comune che rimane il candidato più probabile per la successione di Stanca.

Annunciando le proprie dimissioni Stanca precisa che "Il progetto dell'Expo è passato dalla fase di progettazione a quella di realizzazione e, secondo la Finanziaria questo cambia la governance e rende di fatto superata la figura dell'amministratore delegato". Ma l'addio di Stanca è solo uno dei punti all'ordine del giorno in una riunione nella quale si dovrà prendere atto dei tagli imposti al budget del 2010, che rischia di trasformare l'Esposizione in un progetto sempre più debole.

Ai tempi della crisi economica e della manovra, il primo piano di contenimento dei costi operativi della spa è la fotografia della paralisi e dei punti interrogativi (anche politici) che riguardano il 2015: per ora sono stati tagliati oltre 5 milioni sul preventivo di quest'anno di quasi 24. I progetti nazionali e internazionali sono stati praticamente azzerati: da 2 milioni a solo 100mila euro. Anche i costi per rappresentare Milano all'Expo di Shanghai sono calati da 2 a 1,1 milioni, così come i viaggi e le trasferte (da 1,3 a 1). In picchiata le sponsorizzazioni: a bilancio c'erano 8,5 milioni; non si supereranno i 3,2 e ad aprile in cassa c'erano solo 200mila euro arrivati dai privati. Ma la spesa dovrà calare ancora. A cominciare da quella per il personale. Le prime teste hanno cominciato a cadere: una decina di dipendenti - su un centinaio - sono già stati lasciati a casa e qualcuno ha già iniziato ad avviare azioni legali. Altri licenziamenti seguiranno

E poi ci sono i soldi che non possono essere spesi. Gli investimenti sono fermi al palo perché la società non ha ancora potuto mettere le mani sui terreni tuttora di proprietà di Fondazione Fiera e gruppo Cabassi: un milione di metri quadrati a Rho-Pero dove dovranno sorgere i padiglioni del 2015. Ad acquistarli sarà una società formata da Regione, Comune e Provincia, ma si cerca tuttora una soluzione per pagare meno dei 200 milioni di euro pretesi dai privati. Per il sito espositivo tra progettazione, personale tecnico, e opere in vista della partenza dei cantieri, nel 2010 si sarebbero dovuti spendere 26 milioni. Ma senza i terreni si è già scesi a 8,9. Il minimo indispensabile per la progettazione e quelle prime indispensabili opere (4,5 milioni). Ecco cosa produce il ritardo.

La paura che l'Expo si indebolisca giorno per giorno è sempre più forte. Oggi il passo decisivo per salvare la manifestazione, le dimissioni di Stanca e il rilancio. "Non voglio fare il capro espiatorio", si era sfogato a Roma con Berlusconi. L'ultimo sberleffo è arrivato ieri da Filippo Penati del Pd, che gli ha intimato: "Lasci immediatamente e restituisca quanto ha percepito a fronte di zero risultati". Secca la replica di Stanca, dopo giorni di silenzio: "È un perdente sempre più irrilevante". Stanca è finito sotto accusa proprio per il doppio incarico di deputato e ad di Expo con uno stipendio di 450mila euro l'anno. A farlo capitolare, però, è stato il centrodestra che ha inserito nella manovra l'impossibilità di ricevere una doppia remunerazione. Fino all'addio.


mercoledì 2 giugno 2010

Redditi: Letizia Moratti decima, Milly ultima. E' Montalbetti il più ricco.

FONTE http://milano.corriere.it

MILANO - Il sindaco Letizia Moratti, con 124.480 euro di reddito nel 2008, è solo decima nella «classifica» dei consiglieri comunali più ricchi, preceduta da Carlo Montalbetti, della lista Milano Civica, primo per reddito con 324mila euro; da Giovanni Bozzetti (Pdl), quasi 194mila euro; dall'ex ministro del Bilancio Giancarlo Pagliarini: 174 mila euro. Il reddito più basso è stato dichiarato da Milly Moratti (Emilia Michela Enza Bossi): 16.922 euro, pari ai gettoni di presenza accumulati in un anno di attività politica istituzionale. In fondo alla classifica, di poco sopra a Milly Moratti (che riconquista il «primato» realizzato sotto l'amministrazione Albertini), Barbara Ciabò e Giovanni Pezzimenti, entrambi con un reddito imponibile inferiore a 2 mila euro al mese.
LA PUBBLICAZIONE - Tra Montalbetti - che guadagna più del doppio rispetto al primo cittadino e ai consiglieri dal reddito più alto - e la cognata del sindaco, moglie del patron dell'Inter Massimo, una sessantina di Paperoni e Paperini che, in virtù dell'operazione trasparenza varata dal consiglio comunale, mettono in piazza le proprie ricchezze. E acconsentono a pubblicarle nella Rete (www.comune.milano.it): «l’Albo Pretorio del terzo millennio», come l'ha definita il Presidente dell'assemblea cittadina, Manfredi Palmeri. La pubblicazione viene fatta inoltre, per legge (legge n. 441 del 5 luglio 1982 per la pubblicità della situazione patrimoniale dei titolari di cariche elettive e direttive), anche nell'Albo Pretorio.

IL PATRIMONIO - Online, oltre alla dichiarazione dei redditi 2008, anche i dati sulla consistenza patrimoniale degli eletti (immobili e terreni di proprietà, partecipazioni azionarie). Si scopre così che la palma di più indigente conquistata da Milly Moratti è ovviamente limitata al solo reddito, visto che nel suo portafoglio patrimoniale Milly conta a Milano otto immobili e un magazzino. In 18, su 61, nel 2008 hanno avuto un reddito imponibile superiore ai 100 mila euro. Tra di loro anche Milko Pennisi (coinvolto qualche mese fa in una vicenda di tangenti) con 103mila 317 euro dichiarati.

IL BOLLETTINO - Per avere la classifica dei più ricchi e dei più poveri basta dunque consultare il bollettino sulla condizione economica dei consiglieri comunali, diffuso da Manfredi Palmeri: «Si tratta di un obbligo di legge e di trasparenza verso i cittadini - ha osservato Palmeri - che noi rispettiamo non solo formalmente pubblicando questi dati nell'albo pretorio, ma anche sostanzialmente diffondendoli sul web». «Si tratta di un ulteriore tassello dell’Anagrafe pubblica degli eletti che, nei suoi elementi principali, sarà presentata in occasione del quarto anniversario di insediamento del Consiglio avvenuto il 23 giugno 2006», ha aggiunto il presidente. Che vorrebbe ora «cambiare una norma ferma a 28 anni fa, estendendo l’obbligo della pubblicità a tre nuove categorie: agli assessori, che con l’attuale sistema elettorale non possono più essere consiglieri, agli amministratori della società partecipate e controllate dagli Enti locali, che direttamente o indirettamente gestiscono risorse pubbliche, a tutti i Comuni italiani perché serve visibilità anche ai dati di quelli sotto i 100mila abitanti».



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