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martedì 5 ottobre 2010

I casinò di Las Vegas sul viale del tramonto.

Fonte: lastampa.it

La crisi ha svuotato le sale da gioco, gli alberghi licenziano camerieri e croupier.

Tempi duri per slot machine e panni verdi. Alle prese con le prolungate difficoltà finanziarie, turisti e amanti dell’azzardo disertano i casinò spingendo Las Vegas sulla via del tramonto. La capitale del gioco è alle prese con la peggiore crisi degli ultimi 60 anni, da quando, nell’immediato dopoguerra, le prime case da gioco iniziarono a conqusitarsi un posto nel deserto del Nevada. Al contrario di quanto accade in altre città americane, dove si intravedono i primi spiragli di ripresa, a Las Vegas sembra che la recessione non voglia terminare. Nonostante l’ottimismo delle autorità locali, convinte che il volume d’affari generato dal business dell’azzardo e del turismo sia destinato a crescere in linea con il trend economico nazionale, Sin City è alle prese col prolungato calo di visitatori, la paralisi del settore edilizio (altro grande pilastro per l’economia locale) e la probabile legalizzazione del «gambling online» destinato a darle il colpo di grazia. Il tasso di disoccupazione in Nevada è al 14,4%, il più elevato del Paese e quattro volte superiore al 3,8% di dieci anni fa, con un minimo del 14,7% proprio a Las Vegas.

Agosto è stato il 44esimo mese consecutivo nel quale il Silver State ha avuto il maggior numero di pignoramenti degli Stati Uniti.

Il Plaza Hotel and Casino, uno degli alberghi storici della capitale del gioco, ha annunciato di recente il licenziamento di 400 dipendenti e la chiusura di una parte della propria struttura per rinnovamento. «Anche in passato ci sono stati momenti di difficoltà, ma non così gravi», spiega al New York Times David G. Schwartz, direttore del Center for Gaming Research dell’Università del Navada. «Se si guarda al giro d’affari generato dal gioco d’azzardo si nota un declino inesorabile negli ultimi tre anni», prosegue l’esperto secondo cui «l’11 settembre ha avuto conseguenze negative per la città nel biennio successivo, ma nulla a che vedere con la magnitudine di questa crisi». Il sindaco di Las Vegas, Oscar B. Goodman, pur ostentando ottimismo sul futuro, delinea un quadro non confortante: «La gente non spende più nel gioco come un tempo, Las Vegas è l’ultimo posto dove andare durante i periodi di recessione. Ma non appena ci sarà più sicurezza finanziaria la città tornerà ad essere più forte di prima».

Il problema è quando gli americani torneranno ad essere abbastanza fiduciosi da rischiare di perdere dollari sul panno verde. Se nel primo trimestre del 2010 i ricavi dell’industria dell’azzardo hanno segnato il primo incremento dopo anni di ribassi (circa il 3%), nei tre mesi successivi la parabola è tornata ad essere discendente. Del resto gli americani non hanno ancora superato il trauma dei pignoramenti, dei miliardi di dollari di risparmi bruciati, oltre ad essere alle prese con la perdurante disoccupazione e fondi pensioni sempre più erosi o sull’orlo del collasso. Il gioco d’azzardo viene declassato agli ultimi posti nella scala delle priorità e non è detto che «con la ripresa economica, la gente torni a frequentare i casinò come faceva prima», avverte Keith Foley, vicedirettore dell’agenzia di rating Moody’s Investors Service.

Così a pagare non sono solo i templi della capitale del gioco, come Caesars Palace o il Bellagio, ma anche gli esordienti. E’ il caso del CityCenter, il più grande progetto edilizio finanziato da privati in tutta la storia degli Stati Uniti. Si tratta di un labirinto di hotel, casinò, centri commerciali, convention center e auditorium da 8,5 miliardi di dollari che domina la Strip, arteria storica dalle mille luci attorno alla quale ruota il business di Sin City. Il progetto, finanziato da MGM Resorts e dal governo di Dubai, era stato avviato prima dell’inizio della recessione, ed è stato inaugurato lo scorso dicembre, mentre la città degli Emirati era alle prese con la più grave crisi della sua storia. Un simile rischio potrebbe correrlo anche il Cosmopolitan, un’altra nuova struttura da 2500 camere che aprirà i battenti a metà dicembre.

Ecco allora che i gestori hanno avviato una guerra dei prezzi con scommesse al ribasso: al Sahara Hotel and Casino, ad esempio, è possibile trovare offerte da 38 dollari a notte. Anche perché Sin City si prepara a far fronte a un altro spietato concorrente, il gioco d’azzardo online. Un progetto legge è già arrivato al Congresso e le ricadute potrebbero essere pesanti per Las Vegas, anche perché, secondo gli esperti, il gambling su Internet è molto più appetibile agli occhi dei giocatori incalliti. Ma gli appassionati dell’azzardo online devono fare i conti con il senatore Harry Reid, impegnato nella campagna elettorale per la rielezione per uno dei due seggi del Nevada. Il leader della maggioranza al Senato ha fatto della campagna contro il gioco su Internet uno dei cavalli di battaglia promettendo di opporsi con tutte le sue forze al progetto perché rischia di danneggiare il turismo locale e di creare troppi disoccupati.



venerdì 16 luglio 2010

Istat: due milioni di famiglie povere Peggiorano le condizioni degli operai.

FONTE:CORRIERE.IT

Nel 2009 il 10,8% delle famiglie residenti in Italia in condizioni di povertà relativa.

In Italia, nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono state 2 milioni 657 mila e hanno rappresentato il 10,8% dei nuclei residenti nel nostro Paese: si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell'intera popolazione. Il dato è pressoché stabile rispetto al 2008, visto che l’effetto della crisi è stato mitigato da due ammortizzatori (Cig e famiglia), ma la situazione si aggrava comunque tra gli operai e nel Mezzogiorno. Peggiorano infatti le condizioni delle famiglie povere del Sud e cresce la povertà assoluta (che misura i più poveri tra i poveri) di quelle operaie.
3 MILIONI IN CONDIZIONI DI POVERTÀ ASSOLUTA - Secondo i numeri forniti dall'Istituto di statistica, nel 2009, 1.162 mila famiglie (il 4,7% delle famiglie residenti) sono risultate in condizione di povertà assoluta per un totale di 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2% dell'intera popolazione). Sia la povertà relativa, che quella assoluta, sono risultate sostanzialmente stabili rispetto al 2008, sia a livello nazionale sia a livello di singole ripartizioni. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona, che nel 2009 è risultata di 983,01 euro (-1,7% rispetto al valore della soglia nel 2008). L'incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia di povertà che corrisponde alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, sono considerati essenziali a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.


SUD IN DIFFICOLTÀ - Il Mezzogiorno conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa e 7,7% per l’assoluta) e mostra un aumento del valore dell’intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%) dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate. L’incidenza di povertà assoluta aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le famiglie con persona di riferimento operaia (dal 5,9% al 6,9%), mentre l’incidenza di povertà relativa per queste famiglie aumenta solo nel Centro (dal 7,9% all’11,3%). L’incidenza diminuisce invece a livello nazionale tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dall’11,2% all’8,7% per la povertà relativa, dal 4,5% al 3% per l’assoluta), più concentrate al Nord rispetto al 2008.