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giovedì 4 novembre 2010

Web, +50% in tre anni è la pubblicità che va.

FONTE: REPUBBLICA.IT

Allo Iab di Milano due giorni di incontro sulle prospettive dell'online. Con diecimila partecipanti e numeri che fanno impressione.

Anche le professioni del web devono avere una lingua comune, fatta di termini tecnici che tutti gli addetti possono condividere, e soprattutto dovranno dotarsi di quelli che gli studiosi di economia chiamano "benchmark". Punti di riferimento, casi di successo, da cui partire per fare una pubblicità efficace su Internet. Casi che in Italia per la verità sono ancora rari e che invece all'estero hanno ispirato sulla rete dei fenomeni virali che hanno coinvolto milioni di navigatori.

Ma anche nel nostro paese il mercato del web si muove. Lo dimostra questo IAB Forum 2010 1affollato da oltre diecimila partecipanti (su Facebook la fan page conta quasi 3.000 iscritti) è che da oggi il mondo della pubblicità digitale comincia una lunga strada in discesa, esce dall'esoterismo un po' nerd in cui è stata relegata finora, schiacciata dal peso della tv e da una scarsa cultura digitale dentro le grandi aziende. Il futuro si annuncia molto dinamico, lo dicono i numeri sciorinati alla platea dal presidente IAB Italia Roberto Binaghi: "Nel prossimo triennio prevediamo un incremento del 50% del mercato della pubblicità digitale. Un forte impulso verrà dai tablet, un mercato che diventerà molto interessante. Nel mondo ne sono stati venduti 19 milioni, nel 2011 le stime parlano di 55 milioni di tablet attivi, che diventeranno 210 nel 2014". Vari impegni sono stati presi per i prossimi mesi in questa seduta milanese: estendere la cultura della pubblicità digitale anche nel centrosud, aumentare l'attività di formazione con le università come già oggi accade con la Cattolica di Milano e con alcune strutture bolognesi e, soprattutto, aprire un dialogo continuativo con le aziende caldeggiato anche dall'attuale presidente Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi, che si mostra molto "open mind" sulla questione. Dice Binaghi: "Apriremo con Upa una attività continuativa di reciproco acculturamento sul linguaggio e sull'efficacia della pubblicità digitale". Le ricerche dicono che Internet raggiunge certe fasce di popolazione, soprattutto giovane, che sfugge completamente alla televisione generalista. Un target inafferrabile, che si scambia contenuti video, compresi gli spot, attraverso i cellulari o le pagine dei social network, che sono diventati il vero "canale dell'opulenza": espressione che negli anni 70 veniva coniato per la televisione.

Mentre in Fieramilanocity si discute, esce nelle sale il film "The social network" basato sulla prodigiosa avventura mediatica di Mark Zuckerberg il giovane fondatore di Facebook che ha 4 miliardi di dollari in banca e oltre 500 milioni di utenti in rete. Qualcuno ha accusato Facebook di una pesante violazione della privacy. Qual è la posizione IAB su questo tema? "Siamo aperti alla discussione e al rispetto delle regole, ma non vogliamo assolutamente che arrivi nel mercato italiano un eccesso di regole tale da fermare la comunicazione digitale e il marketing, che sono alla base della moderna economia". Se in Inghilterra la pubblicità sul web occupa già il 28% del mercato e negli Usa hanno salutato l'ultimo semestre con oltre 12 miliardi di dollari, anche l'Italia inizia la sua corsa verso un volume di fatturato sempre più interessante (a fine anno si festeggerà il primo miliardo di euro) e paradossalmente, proprio il ritardo accumulato, ricorda Binaghi, potrebbe provocare un effetto turbo. Nel paese dei cellulari la partita potrebbe essere già vinta.

sabato 15 maggio 2010

I mille volti (e le sfide continue) del giornalismo partecipativo.

FONTE: LA STAMPA.IT

Summit di Global Voices Online.

BERNARDO PARRELLA

SANTIAGO
Radunare persone con provenienze e background diversi ma interessate a discutere la crescente influenza dei citizen media su società, politica, istruzione e altri ambiti al centro dell'attualità mondiale. Affermando al contempo quel multi-culturalismo che è l'asse centrale su cui ruota la comprensione e l'interconessione dei popoli sul pianeta. Queste le caratteristiche centrali che hanno puntellato il quinto Summit del network non-profit Global Voices Online, svoltosi a Santiago del Cile la settimana scorsa. Dove sono arrivati oltre 200 partecipanti, in rappresentanza di almeno 60 Paesi, sotto la sapiente regia di Claudio Ruiz di Derechos Digitales e Solana Larsen di Global Voices, alternandosi liberamente tra spagnolo e inglese, con infaticabili traduttori costantemente all'opera.

Ci sono state sessioni plenarie sul futuro delle biblioteche nell'era digitale, a partire proprio dall'esperienza della Biblioteca de Santiago che ha ospitato in maniera impeccabile ed entusiasta l'incontro, nonché sul ruolo dei citizen media riguardo la trasparenza istituzionale, il digital divide, le crisi ambientali e i conflitti dimenticati. In tal senso, per rimanere sempre in Cile, si è anche evidenziato l'importante apporto offerto dai social media nel recente terremoto e nella ricostruzione tuttora in corso, come rivela in primis il progetto ChileAyuda.com, oltre a sottolineare l'attiva crescita della "cittadinaza digitale"nel Paese.

Non sono poi mancate le presentazioni di iniziative locali assai importanti ma a cui raramente le grandi testate dedicano spazio: Nomad Green Mongolia, ad esempio, punta a diffondere la voce e le opinioni dei cittadini locali tramite specifici workshop di formazione alla telematica e al giornalismo partecipativo. Un'attività, ha spiegato Otgonsuren Jargal, giornalista responsabile del progetto, che ha consentito loro di informare con articoli tradotti anche in inglese, tedesco e russo su problemi quali l'ampia concentrazione della popolazione (circa il 50% del totale) nella capitale Ulan Bator o sul fatto che l'anno scorso in certe zone la temperatura è scesa drasticamente a -58° e sono andati persi 6,3 milioni di animali, un enorme disastro naturale ed economico. E il diffuso ricorso al carbone come fonte d'energia sta creando un enorme inquinamento, mentre molte imprese estere si dedicano all'estrazione di oro e altri minerali, distruggendo in modo permanente il territorio. Analogamente, i diretti coordinatori hanno poi presentato iniziative quali Hiperbarrio Colombia, Ceasefire Liberia, e le sfide dei blogger di Gaza.

Sono stati anche assegnati tre riconoscimenti ai vincitori della prima edizione del Breaking Borders Award, lanciato da Google, Global Voices e Thomson Reuters per scegliere i migliori progetti online a favore della libertà di espressione. Malou Mangahas (Philippines Center for Investigative Journalism), l'Arcivescovo John Baptist Odama (BOSCO, Uganda) e Brenda Burrell (Kubatana.net, Zimbabwe) hanno descritto i successi del loro impegno nelle categorie, rispettivamente, politica, tecnologia e diritti umani. A ruota, da citare la presentazione-party del volume "Access Controlled: The Shaping of Power, Rights, and Rule in Cyberspace", curato dal Berkman Center for Internet & Society della Harvard University, ulteriore tassello per la salvaguardia dell'accesso a Internet come uno dei diritti fondamentali dell'odierna società dell'informazione. E nella tipica "serendipity" della grande community di Global Voices, insieme a una varietà di discussioni in piccoli gruppi tematici, sessioni improvvisate tipo "non conferenze" e workshop pratici di formazione, non è certo mancato il divertimento condiviso al ritmo di conga africane e flauti indiani.

Chiusa la due giorni pubblica, si è passati agli "affari interni", ovvero ad altre intense 48 ore dedicate a rivedere i meccanismi operativi e soprattutto a dar forma agli sviluppi futuri del network. Oltre ad esaminare in dettaglio esigenze e obiettivi di autori o traduttori che operano in Paesi e situazioni spesso assai diverse tra loro, la community non ha mancato di affrontare quello che è forse il nocciolo dell'attuale scenario dei citizen media: "Love and money", come lo sintetizza a posteriori Ethan Zuckermann, co-fondatore del progetto insieme a Rebecca McKinnon nel 2005 ad Harvard.

In breve: l'attività volontaria di tanti netizen va assolutamente preservata da partnership monetarie, potenzialmente distruttive? Come conciliarne l'ambivalente rapporto con i mainstream media, comunque interessati a nuove fonti d'informazione? E, forse soprattutto, come fare a sopravvivere e crescere, considerato che pochissimi dentro Global Voices percepiscono stipendi al livello del salario di sussistenza USA, il resto è volontariato puro? «Gran parte del compenso arriva sotto forma di amore, non denaro. La gente lavora con Global Voices perchè è un'opportunità per dare rappresentanza alla propria comunità davanti al mondo, per portare alla luce le affascianti conversazioni che avvengono nelle blogosfere locali», scrive Ethan a mo' di risposta. Ma se il dibattito in tal senso appare più aperto che mai, resta certamente cruciale continuare la sperimentanzione da più parti in atto, creando sinergie tra i cittadini-reporter e informazione tradizionale, aprendo canali condivisi per "dare voce a chi non ce l'ha". L'unica è non smettere mai di impegnarsi in prima persona, da Santiago alla Mongolia, dall'Italia al resto del mondo.