sabato 15 maggio 2010

La Babele di bonus, contributi, sussidi,i 101 modi per avere soldi pubblici.

FONTE: REPUBBLICA.IT
L'italiano medio può nascere, crescere e invecchiare a spese dello Stato. Da Sud a Nord premi per gli ecorisciò a pedali e aiuti a chi gioca alla lippa. Una giungla di vantaggi economici.
Gli appassionati del tartufo, alla fine, sono rimasti scornati. A poco è servito il doppio tentativo del senatore piemontese Luca Malan di concedere sgravi fiscali: norma bocciata sia in Finanziaria sia nel decreto "milleproroghe". E' andata meglio ai produttori di prosciutto, premiati dal Parlamento con un nuovo fondo da dieci milioni di euro. E così, nella primavera di una travagliata fase economica, anche chi lavora "derrate agricole a stagionatura prolungata" si è iscritto al club del contributo pubblico.

Insieme ai proprietari di montoni riproduttori, agli organizzatori di circhi e spettacoli viaggianti e a chi coltiva il ruscus, meglio noto come pungitopo. Insieme a chi pianta un albero nel proprio giardino ma anche a chi, nel suddetto orto, si limita a sfalciare il prato. A chi impianta un vigneto ma pure a chi lo espianta.

Abbiamo fatto un viaggio fra i soci di questo circolo immaginario, trovandone 101: sono i beneficiari di altrettanti, diversi, aiuti concessi dallo Stato e dalle Regioni, spesso e volentieri con fondi dell'Unione europea. Un percorso a zig-zag nel Paese dell'assistenza e dell'incentivo facile assegnato con funzione anti-ciclica, malgrado la carenza di risorse. Ci siamo imbattuti in figure mitologiche come l'ammansitore del cavallo della Murgia e l'alpeggiatore dell'alto Lazio: entrambi meritevoli di un sussidio. Fino a riconoscere la sagoma rassicurante dell'italiano medio - di famiglia dignitosa seppur non particolarmente agiata - che sotto l'ala protettrice di un governo liberista può nascere, crescere, invecchiare a carico dell'ente pubblico. Il primo sostegno lo riceve dallo Stato, sotto forma di bonus bebè (un prestito sino a 5 mila euro), poi ha diritto a chiedere nella maggior parte delle Regioni un buono scuola che arriva sino a 1.500 euro l'anno, godere - se meritevole - di borse di studio universitarie (media 2 mila euro) e, terminata la vita lavorativa, ottenere a 65 anni una social card da 480 euro o in alcune zone d'Italia un buono socio-assistenziale da 443 euro. E gli spetta, se ha un reddito inferiore a 15 mila euro e una moglie che non lavora, la vacanza "agevolata": grazie a un buono da 785 euro da spendere in lidi o stazioni montane. Sono le regole del welfare, si dirà. Ma quale parte, dell'enorme mole di risorse previste per sussidi, aiuti, contributi non si incanala nei mille rivoli dello spreco? E, soprattutto dove sono, visti gli asfittici bilanci, i soldi necessari a concedere queste agevolazioni?

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