FONTE :ELPAIS.COM
El italiano Bini Smaghi abandonará anticipadamente el directorio del Banco Central Europeo (BCE) y dejará libre su puesto, de acuerdo a las exigencias de París que reclamaba un lugar para un francés, tras dejar Jean-Claude Trichet la presidencia de la institución. El economista italiano dejará el cargo el próximo primero de enero para incorporarse a la Universidad de Harvard, según ha confirmado hoy la autoridad monetaria del euro.
El nombramiento de su compatriota Mario Draghi para suceder a Trichet había provocado una duplicidad de cargos en el directorio a favor de Italia. El presidente de Francia, Nicolas Sarkozy, había pedido la dimisión de Smaghi y reclamado a cambio un puesto para un francés, ya que su país se había quedado sin representación con el adiós de Trichet.
El mandato de Smaghi en el BCE expiraba el 31 de mayo de 2013 y su abandono anticipado abre el camino a la resolución del contencioso con París. Tradicionalmente, los cuatro grandes países de la zona euro -Alemania, Francia, Italia y España- cuentan con un puesto en el directorio, práctica que ahora se había interrumpido con la presencia de dos italianos.
Smaghi forma parte del directorio desde junio de 2005 y es considerado un defensor de la independencia del BCE frente a las presiones del estamento político.
giovedì 18 agosto 2011
Madrid, le cariche dopo l'incontro tra Papa Boys e...
Otto manifestanti sono stati arrestati in seguito agli scontri di ieri sera tra indignati e polizia a Madrid. Le forze dell'ordine sono entrate in azione alla Puerta del Sol per disperdere con violenza il corteo organizzato da un centinaio di associazioni laiche e cattoliche unite nello slogan "Non con le nostre tasse".
Prandelli: "Ragazzi, pagate Siamo un mondo di privilegiati"
FONTE : WWW.LASTAMPA.IT
Il ct della Nazionale:è giusto prendere i soldi dove ci sono.
«Isoldi si prendono dove ci sono». Cesare Prandelli, ct della Nazionale, è un uomo di buon senso spesso in disaccordo con il mondo del calcio quando eccede nella difesa dei propri privilegi. È stato lui a introdurre un codice di comportamento cui si devono attenere i giocatori che arrivano in Nazionale. Così Prandelli non condivide le polemiche sul contributo di solidarietà che molti calciatori ritengono di non dover pagare scaricandolo sui club. «Io sono un lavoratore subordinato alle dipendenze della Federcalcio - dice il ct - ma non mi sono proprio posto il problema se debba pagare io o il mio datore di lavoro. Se c’è da pagare si paga e basta».
Dunque i calciatori sbagliano?
«Lo sbaglio sta nel parlarne troppo. Non c’è niente da dire: il dato di fatto è che siamo dentro una crisi paurosa, il Paese affronta un’emergenza eccezionale e chiede uno sforzo a tutti per uscirne e non crollare. La solidarietà non si può pretendere da chi arriva con fatica a fine mese, i soldi si chiedono a chi può permettersi di darli. Mi sembra normale».
Si dice: i giocatori pagano il 43 per cento di tasse, quindi fanno già la loro parte per aggiustare il bilancio.
«Siamo tra i migliori contribuenti dello Stato e anche a me girano le scatole nell’aggiungere quest’altra tassa, tanto più che non parliamo di cifre modeste. Ma qual è l’alternativa? Far pagare chi non può? Affrontiamola come un’emergenza straordinaria, come quando Prodi chiese un prelievo forzoso per riaggiustare i conti e permetterci di entrare nell’euro. E speriamo che, come allora, serva a qualcosa» Il ministro Calderoli è stato durissimo: i calciatori - ha detto - sono viziati. È d’accordo? «Non mi permetto di dare giudizi e non credo che si debba generalizzare. Qualche volta è vero che chi sta nel calcio pensa di vivere in un mondo a sé e non riflette sul fatto che è già un privilegiato a starci. Ecco, credo che in certe situazioni bisognerebbe riflettere un po’di più».
Prandelli, come finirà?
«Prevarrà il buon senso».
Dunque non crede che si arrivi allo sciopero?
«Si sta facendo una grande confusione tra due questioni che sono totalmente distinte. Qui parliamo di un contributo straordinario chiesto a chi supera una soglia di stipendio mentre il braccio di ferro tra i calciatori e i club riguarda un aspetto contrattuale da affrontare separatamente. Certo, in un momento di forti contrasti si rischia di fare di tutt’erba un fascio. Ma è sbagliato».
Il ct della Nazionale:è giusto prendere i soldi dove ci sono.
«Isoldi si prendono dove ci sono». Cesare Prandelli, ct della Nazionale, è un uomo di buon senso spesso in disaccordo con il mondo del calcio quando eccede nella difesa dei propri privilegi. È stato lui a introdurre un codice di comportamento cui si devono attenere i giocatori che arrivano in Nazionale. Così Prandelli non condivide le polemiche sul contributo di solidarietà che molti calciatori ritengono di non dover pagare scaricandolo sui club. «Io sono un lavoratore subordinato alle dipendenze della Federcalcio - dice il ct - ma non mi sono proprio posto il problema se debba pagare io o il mio datore di lavoro. Se c’è da pagare si paga e basta».
Dunque i calciatori sbagliano?
«Lo sbaglio sta nel parlarne troppo. Non c’è niente da dire: il dato di fatto è che siamo dentro una crisi paurosa, il Paese affronta un’emergenza eccezionale e chiede uno sforzo a tutti per uscirne e non crollare. La solidarietà non si può pretendere da chi arriva con fatica a fine mese, i soldi si chiedono a chi può permettersi di darli. Mi sembra normale».
Si dice: i giocatori pagano il 43 per cento di tasse, quindi fanno già la loro parte per aggiustare il bilancio.
«Siamo tra i migliori contribuenti dello Stato e anche a me girano le scatole nell’aggiungere quest’altra tassa, tanto più che non parliamo di cifre modeste. Ma qual è l’alternativa? Far pagare chi non può? Affrontiamola come un’emergenza straordinaria, come quando Prodi chiese un prelievo forzoso per riaggiustare i conti e permetterci di entrare nell’euro. E speriamo che, come allora, serva a qualcosa» Il ministro Calderoli è stato durissimo: i calciatori - ha detto - sono viziati. È d’accordo? «Non mi permetto di dare giudizi e non credo che si debba generalizzare. Qualche volta è vero che chi sta nel calcio pensa di vivere in un mondo a sé e non riflette sul fatto che è già un privilegiato a starci. Ecco, credo che in certe situazioni bisognerebbe riflettere un po’di più».
Prandelli, come finirà?
«Prevarrà il buon senso».
Dunque non crede che si arrivi allo sciopero?
«Si sta facendo una grande confusione tra due questioni che sono totalmente distinte. Qui parliamo di un contributo straordinario chiesto a chi supera una soglia di stipendio mentre il braccio di ferro tra i calciatori e i club riguarda un aspetto contrattuale da affrontare separatamente. Certo, in un momento di forti contrasti si rischia di fare di tutt’erba un fascio. Ma è sbagliato».
sabato 25 dicembre 2010
Sorgerà in Ungheria la Las Vegas europea.
FONTE : REPUBBLICA.IT
Si chiamerà Euro Vegas e sorgerà al confine con Austria e Slovacchia, a 300 km dall'Italia: cinque casinò, 200 tavoli da gioco, 3000 slot machine. L'obiettivo è quello di intercettare i gusti del pubblico europeo, in una fase di grande espansione soprattutto per il poker.
In Ungheria ma a pochi km da Vienna, Bratislava, a un'ora di volo dall'Italia, nelle brume danubiane della Mitteleuropa nascerà presto uno dei nuovi santuari del gioco d'azzardo: si chiamerà Euro Vegas. Sin dal nome la nuova "creatura" (5 casinò, una mega poker room con 200 tavoli, 3000 slot machine) ricorda ed evoca le soffuse atmosfere della capitale mondiale del rischio, Las Vegas. Proprio la città del Nevada, assieme alla gemella Atlantic City, sta vivendo un periodo di grave crisi. Allora il tentativo dell'imprenditore edile austriaco Hans Asamer, proprietario dell'area su cui sorgerà Euro Vegas, è quello di intercettare le preferenze del pubblico europeo, sempre più catturato soprattutto dal poker, in tutte le sue versioni. Proprio il poker sarà il piatto forte dell'ambizioso progetto austro-americano. Un azzardo, sì, ma con molte probabilità di successo.
La gestione è stata affidata ad Hard Rock Café che già possiede diversi casinò in tutto il mondo ed in particolare proprio a Las Vegas. La prima delle cinque strutture sarà inaugurata entro la fine del 2012. Sono avviate trattative anche con altre major del Nevada per le altre quattro licenze disponibili.
Oltre alle cinque case da gioco, è stata programmata la costruzione di un hotel di lusso, una sala concerti, un centro commerciale e una discoteca. La capitale del gambling europeo sorgerà dunque a Hegyeshalom, in territorio ungherese, a solo 70 chilometri da Vienna, circa 200 da Budapest e sarà facilmente accessibile grazie alla vicinanza di due aeroporti internazionali (quello di Bratislava dista solo 35 km), con un proprio svincolo autostradale e una stazione ferroviaria. Sarà raggiungibile dall'Italia in meno di un'ora di volo. "Sarà un paradiso del gioco e del tempo libero per l'Europa centrale", dice Jakob Bleckmann, portavoce della società che realizza il progetto.

Si chiamerà Euro Vegas e sorgerà al confine con Austria e Slovacchia, a 300 km dall'Italia: cinque casinò, 200 tavoli da gioco, 3000 slot machine. L'obiettivo è quello di intercettare i gusti del pubblico europeo, in una fase di grande espansione soprattutto per il poker.
In Ungheria ma a pochi km da Vienna, Bratislava, a un'ora di volo dall'Italia, nelle brume danubiane della Mitteleuropa nascerà presto uno dei nuovi santuari del gioco d'azzardo: si chiamerà Euro Vegas. Sin dal nome la nuova "creatura" (5 casinò, una mega poker room con 200 tavoli, 3000 slot machine) ricorda ed evoca le soffuse atmosfere della capitale mondiale del rischio, Las Vegas. Proprio la città del Nevada, assieme alla gemella Atlantic City, sta vivendo un periodo di grave crisi. Allora il tentativo dell'imprenditore edile austriaco Hans Asamer, proprietario dell'area su cui sorgerà Euro Vegas, è quello di intercettare le preferenze del pubblico europeo, sempre più catturato soprattutto dal poker, in tutte le sue versioni. Proprio il poker sarà il piatto forte dell'ambizioso progetto austro-americano. Un azzardo, sì, ma con molte probabilità di successo.
La gestione è stata affidata ad Hard Rock Café che già possiede diversi casinò in tutto il mondo ed in particolare proprio a Las Vegas. La prima delle cinque strutture sarà inaugurata entro la fine del 2012. Sono avviate trattative anche con altre major del Nevada per le altre quattro licenze disponibili.
Oltre alle cinque case da gioco, è stata programmata la costruzione di un hotel di lusso, una sala concerti, un centro commerciale e una discoteca. La capitale del gambling europeo sorgerà dunque a Hegyeshalom, in territorio ungherese, a solo 70 chilometri da Vienna, circa 200 da Budapest e sarà facilmente accessibile grazie alla vicinanza di due aeroporti internazionali (quello di Bratislava dista solo 35 km), con un proprio svincolo autostradale e una stazione ferroviaria. Sarà raggiungibile dall'Italia in meno di un'ora di volo. "Sarà un paradiso del gioco e del tempo libero per l'Europa centrale", dice Jakob Bleckmann, portavoce della società che realizza il progetto.

lunedì 8 novembre 2010
WSOP 2010: Filippo Candio grazie di cuore!
FONTE: POKER.FANPAGE.IT
Mai nessuno come lui in Italia. Filippo Candio è stato artefice di un impresa che sarà davvero difficile ripetere per i player nostrani nei prossimi anni. Il suo quarto posto al Main Event WSOP 2010, per $ 3,092,497, è un qualcosa che quattro mesi fa pochissimi avrebbero pronosticato. Unico europeo al tavolo finale più importante del palcoscenico pokeristico dell’anno, il pro di Full Tilt Poker si è battuto come un leone fino all’ultimo, facendoci emozionare, palpitare, addirittura commuovere sin dalle prima battute del Final Table, come quando ha deciso di mandare i resti con A-A contro Jonathan Duhamel che mostrava A-K, vincendo il piatto e portandosi al terzo posto del chipcount.
Ci ha inorgoglito Pippo che per arrivare tra i November Nine ha superato un field di 7.319 iscritti tra i quali i vari Doyle Brunson, Phil Ivey, Daniel Negreanu, Phil Hellmuth e tutti gli altri grandissimi del poker mondiale. Memorabile quando è andato in bluff contro il giocatore più accreditato del Final Table, Michael Mizrachi, mostrandogli, a mano vinta, il nulla assoluto. Alla fine, era niente più di un sogno quello di vedere un player azzurro salire sul tetto del mondo del poker. E il 26enne sardo ci è andato davvero vicino. Ed ora guarda già alla prossima edizione delle World Series Of Poker: “Posso soltanto migliorare. E l’anno prossimo vedrò di fare meglio”. Il braccialetto se lo giocheranno Jonathan Duhamel e John Racener, ma poco importa. Grazie di cuore Pippo!

Mai nessuno come lui in Italia. Filippo Candio è stato artefice di un impresa che sarà davvero difficile ripetere per i player nostrani nei prossimi anni. Il suo quarto posto al Main Event WSOP 2010, per $ 3,092,497, è un qualcosa che quattro mesi fa pochissimi avrebbero pronosticato. Unico europeo al tavolo finale più importante del palcoscenico pokeristico dell’anno, il pro di Full Tilt Poker si è battuto come un leone fino all’ultimo, facendoci emozionare, palpitare, addirittura commuovere sin dalle prima battute del Final Table, come quando ha deciso di mandare i resti con A-A contro Jonathan Duhamel che mostrava A-K, vincendo il piatto e portandosi al terzo posto del chipcount.
Ci ha inorgoglito Pippo che per arrivare tra i November Nine ha superato un field di 7.319 iscritti tra i quali i vari Doyle Brunson, Phil Ivey, Daniel Negreanu, Phil Hellmuth e tutti gli altri grandissimi del poker mondiale. Memorabile quando è andato in bluff contro il giocatore più accreditato del Final Table, Michael Mizrachi, mostrandogli, a mano vinta, il nulla assoluto. Alla fine, era niente più di un sogno quello di vedere un player azzurro salire sul tetto del mondo del poker. E il 26enne sardo ci è andato davvero vicino. Ed ora guarda già alla prossima edizione delle World Series Of Poker: “Posso soltanto migliorare. E l’anno prossimo vedrò di fare meglio”. Il braccialetto se lo giocheranno Jonathan Duhamel e John Racener, ma poco importa. Grazie di cuore Pippo!

giovedì 4 novembre 2010
Saudita bella e ricca cerca marito e offre posto di lavoro come "consorte"
FONTE:ILGAZZETTINO.IT
AAA cercasi marito devoto per donna non solo bella, ma anche milionaria. Si può sintetizzare così l'annuncio di una facoltosa donna d'affari saudita che, come in un colloquio di lavoro, ha invitato candidati rigorosamente uomini a presentare domanda per un posto di lavoro come consorte, anzi principe azzurro. A darne notizia è il quotidiano saudita on-line Alhiyad, senza tuttavia rivelare dove sia stato pubblicato l'annuncio. La donna non ha rivelato il suo nome, ma spiega di avere due divorzi alle spalle e di cercare «un marito devoto e pieno di attenzioni, che possa anche gestire i suoi affari. Non dovrà essere necessariamente ricco, ma colto, maturo, rispettoso, dovrà darle sicurezza, amore, calore» si legge nel quotidiano.
Gli aspiranti mariti dovranno avere un'eta compresa tra i 50-60. La donna rivelerà la propria identità «solo quando avrà trovato l'uomo giusto», scrive Alhiyad. La futura moglie specifica di possedere sia «soldi che bellezza», ma spiega anche «di non essere felice e di ritenere che i soldi e la bellezza siano la causa principale della sua infelicità». Da parte sua la donna assicura cure, stabilità e tranquillità familiare. Sposata per la prima volta all'età di 10 anni, la donna riferisce di aver divorziato dopo aver cresciuto quattro figli; il secondo matrimonio fallito è stato con un uomo giovane, dal quale si è seperata dopo un mese, quando ha realizzato che il consorte era interessato solo ai suoi soldi.
AAA cercasi marito devoto per donna non solo bella, ma anche milionaria. Si può sintetizzare così l'annuncio di una facoltosa donna d'affari saudita che, come in un colloquio di lavoro, ha invitato candidati rigorosamente uomini a presentare domanda per un posto di lavoro come consorte, anzi principe azzurro. A darne notizia è il quotidiano saudita on-line Alhiyad, senza tuttavia rivelare dove sia stato pubblicato l'annuncio. La donna non ha rivelato il suo nome, ma spiega di avere due divorzi alle spalle e di cercare «un marito devoto e pieno di attenzioni, che possa anche gestire i suoi affari. Non dovrà essere necessariamente ricco, ma colto, maturo, rispettoso, dovrà darle sicurezza, amore, calore» si legge nel quotidiano.
Gli aspiranti mariti dovranno avere un'eta compresa tra i 50-60. La donna rivelerà la propria identità «solo quando avrà trovato l'uomo giusto», scrive Alhiyad. La futura moglie specifica di possedere sia «soldi che bellezza», ma spiega anche «di non essere felice e di ritenere che i soldi e la bellezza siano la causa principale della sua infelicità». Da parte sua la donna assicura cure, stabilità e tranquillità familiare. Sposata per la prima volta all'età di 10 anni, la donna riferisce di aver divorziato dopo aver cresciuto quattro figli; il secondo matrimonio fallito è stato con un uomo giovane, dal quale si è seperata dopo un mese, quando ha realizzato che il consorte era interessato solo ai suoi soldi.
Web, +50% in tre anni è la pubblicità che va.
FONTE: REPUBBLICA.IT
Allo Iab di Milano due giorni di incontro sulle prospettive dell'online. Con diecimila partecipanti e numeri che fanno impressione.
Anche le professioni del web devono avere una lingua comune, fatta di termini tecnici che tutti gli addetti possono condividere, e soprattutto dovranno dotarsi di quelli che gli studiosi di economia chiamano "benchmark". Punti di riferimento, casi di successo, da cui partire per fare una pubblicità efficace su Internet. Casi che in Italia per la verità sono ancora rari e che invece all'estero hanno ispirato sulla rete dei fenomeni virali che hanno coinvolto milioni di navigatori.
Ma anche nel nostro paese il mercato del web si muove. Lo dimostra questo IAB Forum 2010 1affollato da oltre diecimila partecipanti (su Facebook la fan page conta quasi 3.000 iscritti) è che da oggi il mondo della pubblicità digitale comincia una lunga strada in discesa, esce dall'esoterismo un po' nerd in cui è stata relegata finora, schiacciata dal peso della tv e da una scarsa cultura digitale dentro le grandi aziende. Il futuro si annuncia molto dinamico, lo dicono i numeri sciorinati alla platea dal presidente IAB Italia Roberto Binaghi: "Nel prossimo triennio prevediamo un incremento del 50% del mercato della pubblicità digitale. Un forte impulso verrà dai tablet, un mercato che diventerà molto interessante. Nel mondo ne sono stati venduti 19 milioni, nel 2011 le stime parlano di 55 milioni di tablet attivi, che diventeranno 210 nel 2014". Vari impegni sono stati presi per i prossimi mesi in questa seduta milanese: estendere la cultura della pubblicità digitale anche nel centrosud, aumentare l'attività di formazione con le università come già oggi accade con la Cattolica di Milano e con alcune strutture bolognesi e, soprattutto, aprire un dialogo continuativo con le aziende caldeggiato anche dall'attuale presidente Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi, che si mostra molto "open mind" sulla questione. Dice Binaghi: "Apriremo con Upa una attività continuativa di reciproco acculturamento sul linguaggio e sull'efficacia della pubblicità digitale". Le ricerche dicono che Internet raggiunge certe fasce di popolazione, soprattutto giovane, che sfugge completamente alla televisione generalista. Un target inafferrabile, che si scambia contenuti video, compresi gli spot, attraverso i cellulari o le pagine dei social network, che sono diventati il vero "canale dell'opulenza": espressione che negli anni 70 veniva coniato per la televisione.
Mentre in Fieramilanocity si discute, esce nelle sale il film "The social network" basato sulla prodigiosa avventura mediatica di Mark Zuckerberg il giovane fondatore di Facebook che ha 4 miliardi di dollari in banca e oltre 500 milioni di utenti in rete. Qualcuno ha accusato Facebook di una pesante violazione della privacy. Qual è la posizione IAB su questo tema? "Siamo aperti alla discussione e al rispetto delle regole, ma non vogliamo assolutamente che arrivi nel mercato italiano un eccesso di regole tale da fermare la comunicazione digitale e il marketing, che sono alla base della moderna economia". Se in Inghilterra la pubblicità sul web occupa già il 28% del mercato e negli Usa hanno salutato l'ultimo semestre con oltre 12 miliardi di dollari, anche l'Italia inizia la sua corsa verso un volume di fatturato sempre più interessante (a fine anno si festeggerà il primo miliardo di euro) e paradossalmente, proprio il ritardo accumulato, ricorda Binaghi, potrebbe provocare un effetto turbo. Nel paese dei cellulari la partita potrebbe essere già vinta.
Allo Iab di Milano due giorni di incontro sulle prospettive dell'online. Con diecimila partecipanti e numeri che fanno impressione.
Anche le professioni del web devono avere una lingua comune, fatta di termini tecnici che tutti gli addetti possono condividere, e soprattutto dovranno dotarsi di quelli che gli studiosi di economia chiamano "benchmark". Punti di riferimento, casi di successo, da cui partire per fare una pubblicità efficace su Internet. Casi che in Italia per la verità sono ancora rari e che invece all'estero hanno ispirato sulla rete dei fenomeni virali che hanno coinvolto milioni di navigatori.
Ma anche nel nostro paese il mercato del web si muove. Lo dimostra questo IAB Forum 2010 1affollato da oltre diecimila partecipanti (su Facebook la fan page conta quasi 3.000 iscritti) è che da oggi il mondo della pubblicità digitale comincia una lunga strada in discesa, esce dall'esoterismo un po' nerd in cui è stata relegata finora, schiacciata dal peso della tv e da una scarsa cultura digitale dentro le grandi aziende. Il futuro si annuncia molto dinamico, lo dicono i numeri sciorinati alla platea dal presidente IAB Italia Roberto Binaghi: "Nel prossimo triennio prevediamo un incremento del 50% del mercato della pubblicità digitale. Un forte impulso verrà dai tablet, un mercato che diventerà molto interessante. Nel mondo ne sono stati venduti 19 milioni, nel 2011 le stime parlano di 55 milioni di tablet attivi, che diventeranno 210 nel 2014". Vari impegni sono stati presi per i prossimi mesi in questa seduta milanese: estendere la cultura della pubblicità digitale anche nel centrosud, aumentare l'attività di formazione con le università come già oggi accade con la Cattolica di Milano e con alcune strutture bolognesi e, soprattutto, aprire un dialogo continuativo con le aziende caldeggiato anche dall'attuale presidente Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi, che si mostra molto "open mind" sulla questione. Dice Binaghi: "Apriremo con Upa una attività continuativa di reciproco acculturamento sul linguaggio e sull'efficacia della pubblicità digitale". Le ricerche dicono che Internet raggiunge certe fasce di popolazione, soprattutto giovane, che sfugge completamente alla televisione generalista. Un target inafferrabile, che si scambia contenuti video, compresi gli spot, attraverso i cellulari o le pagine dei social network, che sono diventati il vero "canale dell'opulenza": espressione che negli anni 70 veniva coniato per la televisione.
Mentre in Fieramilanocity si discute, esce nelle sale il film "The social network" basato sulla prodigiosa avventura mediatica di Mark Zuckerberg il giovane fondatore di Facebook che ha 4 miliardi di dollari in banca e oltre 500 milioni di utenti in rete. Qualcuno ha accusato Facebook di una pesante violazione della privacy. Qual è la posizione IAB su questo tema? "Siamo aperti alla discussione e al rispetto delle regole, ma non vogliamo assolutamente che arrivi nel mercato italiano un eccesso di regole tale da fermare la comunicazione digitale e il marketing, che sono alla base della moderna economia". Se in Inghilterra la pubblicità sul web occupa già il 28% del mercato e negli Usa hanno salutato l'ultimo semestre con oltre 12 miliardi di dollari, anche l'Italia inizia la sua corsa verso un volume di fatturato sempre più interessante (a fine anno si festeggerà il primo miliardo di euro) e paradossalmente, proprio il ritardo accumulato, ricorda Binaghi, potrebbe provocare un effetto turbo. Nel paese dei cellulari la partita potrebbe essere già vinta.
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